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Incertezza


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Situazioni della probabilità e incertezza non misurabile secondo Knight

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[T]racceremo il seguente semplice schema per separare i tre differenti tipi di situazioni della probabilità:

1) Probabilità a priori. Classificazione assolutamente omogenea di esempi completamente identici eccetto per i fattori realmente indeterminati. Questo criterio della probabilità sta sullo steso piano logico delle proposizioni dei matematici (che possono pure essere prese in esame e lo sono dallo scrivente come induzioni "decisive" tratte dall'esperienza).

2) Probabilità statistica. Empirica valutazione della frequenza dell'associazione fra predicati, non analizzabile se si variano le combinazioni delle alternative egualmente probabili. Si deve rilevare che l'alto grado di fiducia riposto nel fatto che le proporzioni fondate sul passato si ripeteranno nel futuro è sempre basato su un giudizio a priori di indeterminatezza. Si devono poi considerare a parte due complicazioni: primo, l'impossibilità di eliminare tutti i fattori non determinati; secondo, l'impossibilità di enumerare le alternative implicite, egualmente probabili e di determinare il loro modo di combinarsi in modo da poterne valutare la probabilità mediante un calcolo a priori. La principale caratteristica distintiva di questo tipo è che esso poggia su una classificazione empirica delle istanze. [è una stima]

3) Stime. Qui la distinzione sta nel fatto che non esiste nessuna valida base di nessun genere per classificare gli esempi. Questa forma di probabilità è complessivamente inficiata dalle più grandi difficoltà logiche e non se ne può fare un esame veramente soddisfacente. Si deve però rilevare la sua distinzione dagli altri tipi ed indicarne qualcuno dei complicati rapporti. [è una stima della stima espressa come fiducia intuitiva nella sua correttezza]

[Q]uando si tratta della probabilità statistica, una classificazione perfettamente omogenea delle istanze non è praticamente mai possibile, (...) la sua divergenza da questo terzo tipo, dove si prescinde da ogni classificazione, è solo una questione di grado. Qui vi sono tutte le gradazioni (...) eccetto i loro estremi ideali, poiché, come da una parte non possiamo praticamente garantire classi perfettamente omogenee, così, dall'altra, non succede mai che in un giudizio non vi sia una base comparativa per determinare la probabilità dell'errore.

La differenza teorica tra la probabilità connessa con una stima e quella implicita nei fenomeni trattati dall'assicurazione è, tuttavia, di grandissima importanza (...). Prendiamo come esempio una tipica decisione economica. Un industriale sta considerando l'opportunità di contrarre un grosso impegno per aumentare la capacità della sua azienda. (...) Il fatto essenziale e preminente è che l'esempio in questione è così integralmente unico che non ve ne sono altri o non ve ne sono in numero sufficiente da rendere possibile una tabulazione abbastanza conveniente da formare una base da cui trarre una indiscutibile inferenza sulla reale probabilità del caso che ci interessa (...).

L'azione che si basa su un'opinione dipende tanta dall'ammontare della fiducia riposta in quell'opinione, quanto dalla bontà dell'opinione stessa. La logica definitiva o psicologia di queste deliberazioni è oscura e fa parte del mistero scientificamente impenetrabile della vita e della mente. Noi dobbiamo semplicemente ripiegare su una "capacità" dell'animale intelligente a formare giudizi più o meno corretti sulle cose, su un senso intuitivo cioè dei valori. Siamo così conformati che quello che ci sembra ragionevole deve essere confermato dall'esperienza o non potremmo affatto vivere nel mondo. (...) [Anticipato da par successivo: un'altra base per la classificazione degli esempi] Io posso avere da un senso intuitivo o "sesto senso" che una situazione si svolgerà in un certo modo e questa situazione può, mediante la sua forza ed insistenza, ispirare una fiducia più o meno decisiva [fine anticipo].

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[I]nvece di considerare le decisioni di vari uomini in situazioni oggettivamente più o meno simili, possiamo considerare la decisione di un solo individuo in tutti i generi di situazioni. (...) Sulla base dell'esperienza gli uomini si formano cioè opinioni più o meno valide sulla loro capacità di formare giudizi corretti, nonché sulla capacità di altri uomini a questo riguardo. (...) [Q]uesta capacità di formulare giudizi corretti (in un campo più o meno esteso o più o meno ristretto), è il fatto principale che rende un uomo utile negli affari; essa è l'attività umana caratteristica, la più importante qualità per cui si ricevono salari. La stabilità e il successo di un'impresa economica in genere dipende largamente dalla possibilità di stimare, sotto questo aspetto, le capacità degli uomini, sia al fine di assegnarli al loro posto, sia per fissare le retribuzioni che loro spettano per il posto occupato. Il giudizio o stima del valore di un uomo è infatti un giudizio di probabilità di natura complessa (..) un semplice giudizio intuitivo o, se si preferisce, un'"induzione inconscia".

Le opinioni sulle quali si sbrigano gli affari correnti e quelle che regolano le decisioni degli uomini di affari responsabili hanno, per la maggior parte, una scarsa somiglianza con le conclusioni raggiunte dall'analisi esauriente e dalla misurazione accurata. I processi mentali sono (...), nella vita quotidiana, per lo più, subconsci. Certamente vi è qualche analogia tra i processi subconsci dell'"intuizione" e la struttura della deliberazione logica, ciò perché la funzione di entrambi è di prevedere il futuro e perché la possibilità di prevedere sembra basarsi sull'uniformità della natura; (...) ma la caratteristica eminente della facoltà di giudicare è la sua disposizione all'errore. (...)

L'attenzione prestata al problema della stima intuitiva fu poi collegata alla logica della probabilità e largamente viziata dalla confusione con essa. Un breve esame del giudizio di probabilità mostra che esso si scinde in due tipi che abbiamo chiamato probabilità a priori e probabilità statistica. Nel secondo tipo non possiamo, come possiamo invece nel primo, calcolare la vera probabilità su dati esterni, ma dobbiamo derivarla dallo studio induttivo di un numeroso gruppo di casi. Questa limitazione implica una seria debolezza logica, poiché la statistica dà tutt'al più una probabilità di quella che è la vera probabilità. In pratica siamo ancora più ostacolati dall'impossibilità di raggiungere un'omogeneità completa dei nostri gruppi di esempi, nel senso in cui sono omogenei i coups della probabilità a priori (...).

La disposizione all'errore implicita nell'opinione o stima deve essere radicalmente distinta dalla probabilità o alea dei due tipi, poiché non vi è qui possibilità di formare in qualche modo gruppi di esempi di sufficiente omogeneità da rendere possibile una determinazione quantitativa della probabilità autentica. Le decisioni economiche, ad esempio, implicano situazioni che sono troppo uniche, generalmente parlando, per ogni tipo di tabulazione statistica che abbia un valore normativo. Il concetto di probabilità o alea oggettivamente misurabile è semplicemente inapplicabile. La confusione sorge dal fatto che noi stimiamo il valore o la validità o la fidatezza delle nostre opinioni e delle nostre stime e che tale stima ha la stessa forma del giudizio di probabilità; essa è cioè un rapporto espresso da una frazione propria [appropriata]. (...)

E' questo terzo tipo di probabilità che è stato trascurato dalla teoria economica e che noi ci proponiamo di porre al suo giusto posto. Come abbiamo ripetutamente rilevato, un'incertezza riducibile con qualche metodo ad una probabilità oggettiva quantitativamente determinata può essere ridotta in certezza assoluta mediante il raggruppamento dei casi. Il mondo degli affari ha sviluppato parecchi espedienti organizzativi per effettuare questo consolidamento, con il risultato che, quando la tecnica dell'organizzazione economica è ampiamente sviluppata, le incertezze misurabili non introducono negli affari nessuna incertezza. (...) [I]l nostro compito attuale, e più importante, è di esaminare le conseguenze di quella più alta forma di incertezza che non è suscettibile di misurazione e quindi di eliminazione. E' questa la vera incertezza che, prevenendo il compimento teoricamente perfetto delle tendenze della concorrenza, dà all'organizzazione economica complessiva la forma caratteristica dell'"impresa" e dà conto del particolare reddito dell'imprenditore.



Fonte [[Knight21:43-68]]

Categoria: Idee

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