Wed 31 Oct 2007, 17.13 - Stampa
Vi è una accezione della parola santità la quale si rifà ad una immagine di eccezionalità che una aureola esprime. Eppure il santo non è né un mestiere di pochi né un pezzo da museo. La santità va vista in ogni tempo come la stoffa della vita cristiana. (…) Il santo non è un superuomo, il santo è un uomo vero. Il santo è un vero uomo perché aderisce a Dio e quindi all’ideale per cui è stato costruito il suo cuore. (…)
Nella loro fisionomia e nel loro cammino il cristiano scorge come su uno schermo d’ingrandimento la struttura della propria figura più embrionale e i tratti del proprio cammino più breve ed inevoluto. Per questo agli albori dell’avvenimento cristiano, anche nel fervore degli inizi, la Didachè raccomandava: “Cercate ogni giorno il volto dei santi e traete conforto dai loro discorsi”. L’annuncio cristiano è l’annuncio di un uomo nuovo che si è chiamati a diventare, e diventandolo insieme ad altri si cambia la terra. Essa è già incominciata a cambiare e cambierà del tutto quando a Dio piacerà, quando la storia di Cristo sarà compiuta.

Luigi Giussani, dalla prefazione a "Santi", di Cyril Martindale, Jaca Book, 1976

Come molti di voi, gentili visitatori, farò vacanza nei prossimi giorni.
Arrivederci a lunedì 5 novembre.

Luca
Wed 31 Oct 2007, 11.32 - Stampa
Paola De Vincentiis, collega di area bancaria dell'Università di Torino, mi segnala il convegno di presentazione del libro “I confidi e il credito alle PMI. Casi di successo in Italia e in giro per il mondo”, da lei stessa curato con contributi di M. Damilano, E. Isaia, G. Pezzetto, P. Pia, C. Rovera. La ricerca, pubblicata da Bancaria editrice, si pone l’obiettivo di comparare alcuni schemi di garanzia, di chiaro successo, emersi in varie parti del mondo (Germania, Francia, Spagna, Corea del Sud, Giappone). Si propone un'analisi comparata del quadro italiano e, al suo interno, si approfondisce la "case history" di Eurofidi.
L'evento, organizzato in collaborazione con la stessa Eurofidi, avrà luogo il 19 novembre 2007, ore 17.00, nell'Aula Magna della Facoltà di economia, in corso Unione Sovietica, 218 bis [anche Leningrado è tornata a chiamarsi San Pietroburgo, a quando l'aggiornamento della toponomastica torinese?].
Per iscrizioni e informazioni potete scrivere una mail a ufficiostampa@eurogroup.biz.
Non potrò, purtroppo, partecipare, ma aspetto di leggere con grande interesse questo studio.
Tue 30 Oct 2007, 14.45 - Stampa
Come noto, la legge quadro sui confidi (L.326/2003, art. 13) riserva la gestione di fondi pubblici di incentivazione ai confidi 107, in sintonia con la riserva più generale a favore delle banche prevista dal Testo Unico Bancario.
Tale legge lasciava ai "106" un periodo di tre anni (poi prorogato) scaduto il quale avrebbero cessato di svolgere il servizio di "sportello agevolazioni" per conto delle amministrazioni locali. A evitare questo è stato proposto un emendamento alla Finanziaria 2008 che precisa la natura degli apporti ai fondi rischi ed esclude dalla riserva a favore di banche e "107", sotto precise condizioni, i contributi in c/interesse intermediati dai confidi. Ecco il testo scaricato dal sito del Senato (sono 900 pagine di file pdf di emendamenti, cercate il termine "confidi" in Acrobat Reader e andrete ai punti interessanti, compresi quelli commentati in un precedente blog):
34-quater. All’articolo 13, comma 55 del decreto legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326 e successive modificazioni, dopo le parole: "consorziate e socie" sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: "I contributi erogati da Regioni o da altri enti pubblici per la costituzione e l’implementazione del fondo rischi, in quanto concessi per lo svolgimento della propria attività istituzionale non ricadono nell’ambito di applicazione dell’articolo 47 del decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385.
La gestione di fondi pubblici finalizzati all’abbattimento dei tassi di interesse e/o al contenimento degli oneri finanziari può essere svolta, in connessione all’operatività tipica, dai soggetti iscritti nella sezione di cui all’articolo 155, comma 4 del decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385 nei limiti della strumentalità all’oggetto sociale tipico a condizione che:
a) il contributo a valere sul fondo pubblico sia erogato esclusivamente a favore di imprese consorziate o socie ed in connessione a finanziamenti garantiti dal medesimo confidi;
b) il confidi svolga unicamente la funzione di mandatario all’incasso e al pagamento per conto dell’ente pubblico erogatore, che permane titolare esclusivo dei fondi, limitandosi ad accertare la sussistenza dei requisiti di legge per l’accesso all’agevolazione».
Il provvedimento è probabilmente ispirato dai confidi operanti in Regioni come la Sicilia e la Sardegna e nella Provincia Autonoma di Bolzano, che appunto veicolano contributi regionali in conto interessi collegati al rilascio di garanzie. Uno strumento promozionale molto interessante oggi e ancora di più in un possibile scenario futuro di tassi in aumento.
Vedremo ora quali degli emendamenti presentati saranno approvati dal Parlamento, e quando ciò avverrà.

Luca
PS [5/11] L'emendamento è stato giudicato inammissibile dalla Commissione.
Sun 28 Oct 2007, 18.18 - Stampa

Attenzione! Questo blog rivela particolari della trama di un film. Se non l'avete visto e non volete rovinare la sorpresa, non leggetelo!
Ha senso unirsi alle lodi per un film d'animazione di grande successo dalle pagine di questo blog che si occupa di tutt'altro? Sì, quando si tratta di Ratatouille [rat-a-too-ee], visto ieri con i miei figli e aggiunto subito ai miei preferiti, vicino al Pranzo di Babette. Come nel film danese, un grande chef (qui il credibilissimo topino Remy) offre in dono la sua arte perché nel gesto più semplice, mangiare e bere, uno faccia un'esperienza di qualcosa che lo soddisfa oltre ogni attesa, e riscopra così il desiderio di gusto, di bellezza, di bene, di cui è fatto. E proprio così accade nel film all'ipercritico culinario Anton Ego quando, assaggiando una ratatouille perfetta, rivive con un senso di vertigine il gusto dello stesso piatto preparato dalla mamma. Dopo questo "avvenimento", non è più la stessa persona, anzi no, ritrova il sé autentico, libero, grato.
In Italia una tavola ben imbandita è tra le poche cose che mettono tutti d'accordo, con la Nazionale di calcio (quando vince). Può essere un'ancora di salvezza, un punto su cui costruire. Non dobbiamo però ridurla ad un sollievo epicureo: godersela finché si può, in attesa di tempi certo non migliori. Che disperazione! Non è così: il gusto veramente umano del cibo è qualcosa che apre, spalanca sulla positività del reale, e dà un'energia inesauribile per costruire.
Visto che ormai mi sono lasciato andare, concludo con un'idea per la confidi.tv dell'amico Bartolo Mililli: restando nel genere, si potrebbe ambientare a Scicli "Caponata" [kah-pow-nah-tah], la storia di un gruppo di amministratori, dirigenti, consulenti dei confidi che, a tavola dopo un convegno, gustando un piatto della ratatouille siciliana, riscopre un comune baldanzoso desiderio di cambiare in meglio le cose, giusto perché è bello farlo. Si mettono al lavoro e in poche settimane il sistema di garanzia fidi è rimodellato come un'opera d'arte. Per rendere più credibile la storia, forse si dovrebbe aggiungere al piatto una buona dose di peperoncino. No, meglio di no, la ricetta non lo prevede. E poi, se non è libero, un gesto non costruisce nulla.

Luca
Fri 26 Oct 2007, 15.26 - Stampa
Finalmente! Oggi è stata presentata la prima operazione di Banca Impresa Lazio. L'operazione inaugurale sarà condotta con Banca di Roma, e riguarda l'erogazione di mutui chirografari alle PMI del Lazio per un ammontare complessivo di 200 Milioni di Euro. Sul portafoglio così creato BIL concederà una garanzia sul rischio di first loss mediante un junior credit default swap, a sua volta supportato da fondi di garanzia regionali. Qui trovate il comunicato stampa.
Banca Impresa Lazio è la banca di garanzia regionale promossa dall'Agenzia di sviluppo della Regione Lazio, Banca di Roma - Unicredit, Intesa - San Paolo, BNL e BCC di Roma. Abbiamo parlato di BIL in diverse occasioni (il primo blog è del febbraio 2005), dato che ero nel team di consulenti che ha elaborato il programma di attività. La banca aveva l'autorizzazione dell'Organo di Vigilanza già nel novembre 2005, c'è voluto qualche mese per avviare la macchina operativa, ottenere conferma del mandato della regione Lazio, progettare la prima campagna di erogazione. Quanti problemi inediti da affrontare! Sistema informativo, trattamenti contabili e di vigilanza, limiti agli aiuti di Stato, impianto contrattuale, e l'elenco potrebbe continuare. BIL persegue un modello aperto alla collaborazione non soltanto con le banche socie, ma anche con i confidi e le associazioni di categoria. I confidi laziali convenzionati sono punti di raccolta delle domande di credito e garanzia da indirizzare a BIL, e in prospettiva potrebbero co-garantire il rischio di first loss con fondi propri, realizzando così una leva rispetto ai fondi pubblici amministrati da BIL.
Un esperimento coraggioso, quello di BIL, ancora più interessante ora che entra nella fase operativa. Continueremo a seguirne gli sviluppi.

Luca
Fri 26 Oct 2007, 14.46 - Stampa

Luca & his guitar (Immagine di repertorio)
I lettori del blog si staranno chiedendo di che razza di collaboratori sia circondato l’esimio professore Luca Erzegovesi. Prima, si dimenticano di fargli gli auguri sul blog per i suoi 50 anni costringendolo a provvedere da solo e, poi, devono pure essere sollecitati a raccontare i festeggiamenti del suo compleanno! Inqualificabile. Voi però, cari lettori dovete sapere che Luca è un personaggio un po’ speciale. Chi se lo immaginava che prima di andare a lezione alle 8.30 di mattina si sarebbe dilettato a mettere in linea i Proclaimers? Noi abbiamo pensato: se facciamo il blog la sera prima lui lo legge alle 4 del mattino (oramai conoscete anche voi le sue abitudini) e svanisce l’effetto sorpresa della festa che gli abbiamo organizzato una volta finita la lezione. Per non compromettere l'operazione pensavamo quindi di annunciare al mondo la grande notizia mentre lui stava intrattenendo i suoi duecento studenti del corso di economia aziendale. Ma (anche) stavolta ci ha anticipato. L’effetto sorpresa però è stato raggiunto perché grande è stato il suo stupore quando ha trovato il suo ufficio trasformato dalle scenografie di Flavio Bazzana e si è visto accogliere sulle note dei Proclaimers da tutto il team Smefin che lo ha festeggiato con le spettacolari torte preparate dalla premiata ditta B&B cioè Eleonora Broccardo e Elena Bonetti. Anche il professor Raoul Pisani ha molto apprezzato (le torte).
E veniamo alla “vera” festa, quella organizzata sabato scorso dalla sua bella famiglia e dagli amici, colleghi e studenti che gli sono vicini. Traveling without moving. Può essere riassunto così il filo conduttore della serata (per Luca: se lo slogan non ti piace prenditela con la Bonetti…è tutta colpa del suo cd di Jamiroquay!). Un viaggio nel tempo in cui Luca ha ripercorso con chitarra sotto braccio la colonna sonora di questi suoi 50 anni che, da milanese doc, non può che partire dal mitico Enzo Jannacci. Imperdibile la sua interpretazione di La luna è una lampadina. Sappiate che gli è molto cara anche “El purtava i scarp del tennis”, dello stesso autore, che ama ascoltare soprattutto nei suoi lunghi viaggi con la Smefinmobile ma che non ha potuto proporre per ragioni di scaletta. Il viaggio prosegue lungo la penisola ed esplora i territori della canzone popolare napoletana e, poi, si sposta oltre oceano per omaggiare il folk del cantautore canadese Bruce Cockburn interpretando, in un eccezionale duetto con la figlia Chiara, il brano All the diamonds in this world. Infine approda di nuovo in territorio lombardo con Davide Van de Sfroos del quale ha proposto la celeberrima La balera e, per non andare fuori tema, La curiera. Un viaggio che si conclude con le canzoni brasiliane degli amici che hanno frequentato quello splendido Paese. Prima della torta è stato proiettato un memorabile contributo filmato che ha dato un volto al viaggio sonoro cantato da Luca. E’ stato preparato dalla moglie Cristina, dai figli Chiara, Pietro e Giovanni e dall’amico Franco. Una vera perla. Alla quale si aggiungono altri spettacolari documenti audiovisivi che testimoniano la metamorfosi del professore quando viene a contatto con una chitarra. Un po’ sotto tono però la performance di Luca registrata in un week end studio in cui canta la Ninna nanna del contrabbandiere. Colpa della canzone, ovviamente. E infine la tanto attesa torta seguita da canti e allegria.
Grazie Professore e ancora AUGURI!

Davide - Elena - Eleonora - Fabrizio - Flavio A. - Flavio B. - Leonardo - Michele - Raoul
Thu 25 Oct 2007, 18.17 - Stampa
Torno da una giornata di formazione a Roma presso l'AIA (Associazione Italiana Allevatori), ente che coordina una rete di Associazioni territoriali fornendo assistenza (soprattutto tecnica) alle aziende del settore zootecnico . Direttore dell'AIA è un amico, Paolo Scrocchi, mio laureato quand'ero ancora in Bocconi. L'avevo poi coinvolto in un corso per imprenditori agricoli, dove aveva presentato il caso del piano di sviluppo della sua azienda. Mi ricordo sorridendo della sua reazione ai presagi infausti dei partecipanti che discutevano il caso ("questa azienda la vedo male, secondo me non ce la fa"), al che Paolo aveva lanciato uno scongiuro "Tocca [non ricordo cosa, rima in -one] e la sfortuna torna al suo padrone!". Questo sì che è proactive risk management!. A parte i ricordi sorridenti, pare che quel piano finanziario a cui avevo collaborato fosse ben fatto, tant'è che l'azienda (oggi seguita dal fratello) è cresciuta di qualche centinaio di capi.
Per caso ho incontrato Paolo Scrocchi a Fiumicino in giugno, ci siamo aggiornati sugli sviluppi familiari e professionali, con promessa di risentirci. Infatti mi ha richiamato un mese fa per propormi un seminario rivolto ai dirigenti delle APA (associazioni provinciali), su analisi finanziaria e valutazione degli investimenti. In un giorno ho potuto dare un assaggio della materia. I miei interlocutori avevano una formazione tecnica (laurea in agraria o veterinaria). Dovete sapere che in agricoltura i bilanci si fanno con tecniche peculiari tipiche dell'economia agraria. La dimensione finanziaria e patrimoniale non è sempre esplicitata. Quello che raccontavo era quindi per molti aspetti nuovo, e impegnativo in alcuni passaggi. Non era scontato tenere desta l'attenzione dei partecipanti, ma spero di esserci riuscito, anche promettendo di ritornare sugli argomenti con un corso più articolato e calato sulla realtà delle APA e delle aziende di allevamento.
Molti di voi, gentili visitatori, non sanno che nei primi anni di carriera ero un appassionato studioso di credito agrario e finanza delle imprese agricole. Il mio primo lavoro, del 1982, è stato il contributo al libro "I problemi finanziari dei giovani agricoltori", e la prima monografia "Inflazione e credito all'agricoltura", Giuffré, 1983. Ultimamente avevo percepito una ripresa di interesse per questi temi dall'esperienza dei confidi agricoli, che stanno crescendo. Da questo seminario, ho colto un forte bisogno di aggiornamento sugli strumenti di contabilità, controllo di gestione e finanza. Chissà che non sia l'occasione per tornare a questo primo amore (scientifico).

Luca
Thu 25 Oct 2007, 15.11 - Stampa
Nelle mie chiacchierate informali con cognoscenti in materia di confidi ho saputo che le associazioni di settore hanno proposto di inserire nel DDL n.1817 (Legge Finanziaria 2008), dopo l'art.4 comma 34, alcune disposizioni per il sostegno e lo sviluppo degli enti di garanzia.
Il primo punto è una riformulazione del comma 881 della precedente finanziaria 2007 (vedi questo blog), relativo all'imputazione a riserve patrimoniali dei fondi rischi di origine pubblica. La nuova norma prevede che i fondi di origine pubblica esistenti al 31/12/2007 siano imputati a patrimonio in apposita voce del bilancio, presumibilmente una riserva non disponibile [nella stesura del c.883 si parlava soltanto di capitale sociale o fondo consortile, quindi il giro dei fondi pubblici determinava un aumento del capitale nominale dei soci per una quota distinta e indisponibile, con ovvie difficoltà di attuazione]. La nuova norma proposta intende, come la vecchia, produrre la decadenza dei vincoli di destinazione dei fondi pubblici, ma [si precisa] "esclusivamente ai fini della determinazione del patrimonio di vigilanza dei relativi confidi".
Il secondo punto riguarda la costituzione di un Fondo per sostenere le spese relative ai processi di accorpamento e di fusione (con menzione di consulenze e oneri notarili).
Il terzo punto prevede un Fondo per l'erogazione di contributi destinati a incrementare le riserve patrimoniali dei confidi in relazione ai processi di fusione o di iscrizione nell'elenco di cui all'art. 107.
Data l'ufficiosità del testo di cui ho avuto notizia, mi astengo dai commenti. Se qualcuno, più informato di me, ne vuole fare, è il benvenuto.

Luca
PS [5/11] L'emendamento è stato giudicato inammissibile dalla Commissione. PPS [18/11] Il punto sul giro dei fondi pubblici a patrimonio è stato reinserito in un nuovo emendamento approvato in aula dal Senato, vedi questo blog.
Tue 23 Oct 2007, 08.59 - Stampa
Riprendo da questa agenzia l'annuncio della fusione tra i confidi del commercio, dell'artigianato e dell'industria della provincia di Gorizia. La Regione Friuli - Venezia Giulia sta spingendo su aggregazioni territoriali tra i c.d. Congafi (in F-VG chiamano così i confidi, scusate l'impertinenza, ma questo nome mi evoca una pasta adesiva per protesi) sotto la regia di un'entità regionale (Finfidi).
Non è un caso che le fusioni intersettoriali all'interno di un territorio provinciale o regionale avvengano dove è più forte il sostegno finanziario degli enti locali. Non è una legge matematica, soltanto una spiegazione plausibile.

Luca
Mon 22 Oct 2007, 11.53 - Stampa
Parlando in occasioni varie nei giorni scorsi con amici che seguono il mondo confidi, ho avuto notizia (ufficiosa, e quindi da prendere con riserva) che il limite che fa scattare l'obbligo di iscrizione di un confidi all'elenco ex art 107 TUB sarà unico e probabilmente fissato dal Ministro dell'economia a 75 milioni di euro di "volume di attività finanziaria". Rettifico perciò quanto da me accennato nella recente intervista - fiume a Confidi TV, nella quale parlavo di un probabile innalzamento del limite a 103,3 milioni di euro, come previsto per i "107" non confidi. Pare confermata l'abolizione della fascia intermedia tra 75 e 100 milioni nella quale, secondo la prima ipotesi diffusa dal Ministero dell'economia, il confidi avrebbe avuto la facoltà, ma non l'obbligo, di iscriversi all'elenco speciale.
Sui tempi di pubblicazione del decreto ministeriale che fisserà questo punto cruciale non ci sono anticipazioni (per quello che potrebbero contare), ma c'è da sperare che l'intero processo di emanazione delle norme di attuazione (Ministero + Banca d'Italia) si possa completare entro il 2007.
Per commentare gli aspetti tecnici (in particolare la definizione del "volume di attività finanziarie" rispetto a cui si verifica lo soglia), è meglio aspettare la pubblicazione.
Si può notare che, in caso di conferma di quanto sopra ipotizzato, non pochi confidi dovranno entro 12 mesi conformarsi ai requisiti e chiedere l'iscrizione come 107 alla Banca d'Italia. Pare che le associazioni di settore, e con loro i fornitori di servizi consulenziali e informatici, si stiano preparando alla stagione delle migrazioni verso l'elenco speciale. Potrebbe derivarne una spinta verso l'aggregazione per i soggetti con volumi superiori alla soglia che non se la sentono di affrontare "in solitaria" gli oneri del passaggio a intermediario vigilato.

Luca
Thu 18 Oct 2007, 08.01 - Stampa

But I would walk five hundred miles
And I would walk five hundred more
Just to be the man who walked a thousand miles
To fall down at your door



Non sono 500 miglia, sono 50 anni, ma il programma per gli anni che verranno (mi accontento anche con meno di 50) è sempre quello della canzone dei Proclaimers. Un bel programma.

Luca
Wed 17 Oct 2007, 18.50 - Stampa
Come era prevedibile, l'inchiesta di Report di domenica 14/10 (vedi questo blog), ha suscitato vasta eco. Ecco i commenti di Alessandro Profumo e una ripresa della notizia, entrambi dal Sole 24 ore.
Anche il capitolo sugli enti locali solleva diverse questioni:
- alcuni enti hanno stipulato derivati con un fair value positivo a loro pagato alla stipula (o cash flow positivi alle prime scadenze) per procurarsi, di fatto, dei finanziamenti in elusione dei limiti all'indebitamento;
- in contropartita si sono impegnati a pagare flussi futuri (da una certa data, magari lontana diversi anni, in poi) che sono sistematicamente a loro debito; a quanto si è inteso, anche in queste operazioni non mancano clausole esotiche che portano ad esposizioni corte con leva sulla volatilità dei tassi.
Il DM n. 389 dell'1/12/2003 già introduceva dei limiti all'uso di amortizing swap per la ristrutturazione del debito che miravano a prevenire l'allungamento (di fatto, il roll-over) dei mutui in essere: in particolare il DM limitava l'incidenza massima dell'eventuale upfront payment a favore dell'ente al momento del rinnovo e lo spostamento dei rimborsi sulle rate più lontane . Con il ricorso a forme strutturate penso sia facile eludere vincoli di quel genere, che sono pensati per forme standard di swap fisso contro fisso.
Sarebbe interessante conoscere l'entità di questo indebitamento sotterraneo, e soprattutto il suo costo atteso, in termini di tasso di rendimento implicito, al momento della stipula e alle condizioni vigenti oggi.
Quanti punti in più rispetto al rendimento dei titoli di Stato costano al contribuente italiano queste forme di debito improprio? A quanto ammonta l'esposizione al fair value? Quanto può variare la suddetta esposizione per la componente in opzioni?
Con i problemi giganteschi che ha la nostra finanza pubblica è irritante dover perdere tempo a districare questi arzigogoli. Adding insult to injury.

Luca
Wed 17 Oct 2007, 18.14 - Stampa
Attivo di 3,65 milioni di euro, Ricavi per 7,3 miioni di euro, 50 dipendenti: se sta sotto almeno due di queste soglie, un'impresa può redigere il bilancio d'esercizio in forma abbreviata, ovvero sostituire con voci accorpate alcune poste di dettaglio del Conto economico e dello Stato patrimoniale, oltre a redigere una Nota integrativa meno articolata e comprensiva delle informazioni ex Relazione sulla gestione (non richiesta). Nel progetto di tassonomia XBRL GAAP-Italia abbiamo dei formati specifici per le imprese che optano per questo regime contabile. Davide Panizzolo mi ha riferito di un problema relativo al Conto Economico abbreviato, nel quale si dà la facoltà di accorpare uno o più insiemi di voci (ad esempio, le variazioni delle rimanenze di semilavorati, prodotti in corso di lavorazione e prodotti finiti). Le possibili combinazioni tra insiemi accorpati e non sono addirittura 16! Vuol dire che lo schema di presentazione e di calcolo XBRL dovrebbe essere prodotto in 16 versioni? Mi sembra una cosa esagerata. Ho proposto come soluzione ragionevole di prevedee uno schema che contiene tutte le voci di dettaglio e tutti i possibili livelli di sub-totale: ogni impresa potrà utilizzare quelli che preferisce, e mettere nel documento di bilancio XBRL i dati analitici, i loro accorpamenti, o tutti e due. Occorre adattare le procedure di validazione che saranno applicate dal Registro imprese in modo che la mancanza di un dato accorpato non sia considerato un'omissione non valida se sono presenti i dati di dettaglio da cui è ricavabile (ad esempio, manca la somma di variazioni rimanenze di semilavorati e prodotti finiti, ma sono inclusi i dati di dettaglio per le variazioni di semilavorati e quelle di prodotti finiti).
Per far marciare i bilanci in formato elettronico bisogna prendersi cura anche di questi aspetti minuti, che giustamente ci segnalano le società di software gestionale. A proposito, la larga maggioranza dei bilanci XBRL depositati nella sperimentazione 2007 adotta la forma abbreviata: speriamo che in futuro, anche grazie ai vantaggi di XBRL nella comunicazione finanziaria, siano di più le aziende che adottano, volontariamente, la forma ordinaria. E' dura analizzare un bilancio che non evidenzia separatamente l'indebitamento bancario dai fornitori.

Luca
Wed 17 Oct 2007, 18.03 - Stampa
Nei "Temi di discussione" della Banca d'Italia è uscito il paper di Silvia Magri The financing of small innovative firms: The Italian case.
Il lavoro si basa sulle indagini dell'Osservatorio sulle Piccole e Medie Imprese (promosso da Capitalia). Si analizza le peculiarità della struttura finanziaria delle piccole imprese innovative italiane. Tali imprese mostrano un grado di indebitamento (leverage) più basso e una maggiore incidenza di risorse finanziarie interne (cash flow) rispetto alle piccole imprese che non innovano; i loro investimenti, inoltre, risultano meno influenzati dalle variazioni delle risorse finanziarie interne.
Un tema studiato anche dal gruppo di lavoro del nostro progetto smefin, coordinato a Modena da Elisabetta Gualandri, che si occupa di equity financing.

Luca
Mon 15 Oct 2007, 05.34 - Stampa
Avete visto Report domenica sera? L'inchiesta di Stefania Rimini puntava il dito sui derivati legati ai tassi di interesse, sull'uso ed abuso che ne è stato fatto, in Italia, da imprese ed enti pubblici. Puntata avvincente. Mia moglie, che conosce i derivati dall'analisi grammaticale, stava leggendo "Il cliente" di John Grisham vicino a me, ha chiuso il libro per seguire la trasmissione. Io ne capisco abbastanza, e ho apprezzato i passaggi tecnici, dove l'autrice è riuscita a spiegare chiaramente (per quanto possibile) concetti ardui come il costo implicito o il fair value di un contratto. Ci è riuscita con un gioco di contrasti tra le risposte di ignari utilizzatori e competenti analisti.
E' un dato di fatto: tra il 2000 e il 2006 molte banche hanno fatto business con i derivati, su tassi e su altro, e si sono lasciate prendere la mano. Non lo hanno fatto soltanto con le imprese, ma anche sulla raccolta (vedi alla voce obbligazioni strutturate). Alcuni clienti sono stati al gioco con intento speculativo: cercavano il rischio, non tutti erano capaci di valutarlo, ma sapevano che c'era. In molti altri casi i contratti sono stati spinti dalle reti facendo leva su argomenti vari: pagamenti iniziali "civetta" a favore dell'impresa, migliori condizioni sulle linee di credito, insistenza sull'intento di coprire i rischi, rassicurazioni sull'alea, modesta o favorevole al cliente. I clienti che ci hanno rimesso sono la maggioranza: lo dicono i dati di Centrale rischi, che segna un'esposizione da fair value di qualche miliardo di euro a credito delle banche.
Non c'è da meravigliarsi: i contratti partivano con un fair value negativo per il cliente, una sorta di commissione di collocamento implicita.
Su un prodotto nuovo, anche meno esotico, capita di pagare una fee salata: basti pensare al prelievo dell'8-15% che colpisce i primi versamenti su alcuni fondi pensione integrativi o prodotti assicurativi (stanno calando, per fortuna). Nel caso dei derivati, però, al danno immediato del valore di collocamento si è aggiunto il danno latente della posizione corta sulla volatilità che le imprese hanno, di regola, assunto (come nei contratti con rebate che al superamento di tassi soglia facevano scattare payoff a carico del cliente moltiplicati per fattori di leva).
Delle eventuali responsabilità si sono occupati, e si stanno occupando, in molti: CONSOB, tribunali, collegi arbitrali. Non è di questo che mi voglio occupare. Preferisco affrontare il problema dal lato delle imprese: che cosa occorre fare per stare alla larga da questo genere di rischi non desiderati e non remunerati?
Primo: gestire tesoreria e rischi finanziari in maniera semplice. Già i rischi di business sono complicati per la loro parte. Meglio imparare a gestire bene i prodotti di finanziamento e di copertura di base, che hanno mercati liquidi e prezzi noti. Le grandi imprese fanno così (hanno preso anche loro delle scottature, vedi Procter and Gamble).
Secondo: non comprare prodotti che non hanno un'utilità diretta e comprensibile rispetto a problemi specifici dell'impresa. La banca che mette in catalogo prodotti di trading fa business vendendoli, ricomprandoli e rivendendoli. Non è detto che siano tutti degli imbrogli, ma se non si capisce a che servono, e perché, allora "no, grazie".
Terzo: accettare più trasparenza e sensibilità al rischio nel prezzo del credito. Le banche che hanno spinto sui derivati l'hanno fatto anche per compensare il calo degli spread creditizi dovuto alla concorrenza sul prezzo palese del credito. Le imprese intervistate da Report che affermano di aver chiuso per le perdite su derivati erano forse già in situazione precaria, e anche per questo non hanno saputo dire "no, grazie" al derivato. Meglio sarebbe stato un aumento di tasso e un piano di ristrutturazione, meglio ancora prevenire le tensioni con azioni volte a rafforzare il rating
E' anche un problema di modelli di business bancari. La banca-impresa, e non più istituzione, cerca la redditività del capitale. I prodotti nuovi ad alto margine sono una leva ad effetto rapido per queste politiche, e a maggior ragione lo sono quando generano un indotto di trading in cui la banca fa i prezzi in acquisto e in vendita. Queste idee non sono nate nel 2000 in Italia, ma negli USA nella prima metà degli anni 90. Generano uno strascico di contenzioso e di reputazione appannata, ma la redditività ex post rimane elevata se il "minusvalore" percepito dai clienti, e le conseguenti reazioni, rimangono entro limiti fisiologici.
C'è spazio per modelli di business di respiro più largo?

Luca
Sun 14 Oct 2007, 12.25 - Stampa
Il rischio di credito occupa quasi interamente la scena di Basilea 2. Ogni tanto gli fanno da spalla il rischio operativo e il Secondo Pilastro. Di rischio di mercato si parla molto meno. A risvegliare l'interesse, arriva il documento di consultazione sul trattamento del rischio incrementale di default nel portafoglio di negoziazione (o trading book) diffuso dal Comitato di Basilea. Sul tema l'Accordo è molto scarno: nei paragrafi 718(xcii) e 718(xciii), aggiunti nel 2005 insieme con il regime del double default, si dice che i Modelli VaR per il rischio di mercato che stimano anche il rischio specifico (oltre al rischio di posizione generico), devono tenere conto del rischio incrementale di default inteso come rischio di evento (i modelli VaR di solito catturano il solo rischio di prezzo dovuto alla variabilità dei credit spread). Il rischio incrementale può essere trattato estendendo il modello VaR, oppure stimando un assorbimento aggiuntivo (surcharge) rispetto al VaR del modello. Qualunque sia l'approccio, la banca deve impostarlo tenendo conto di liquidità, concentrazione, coperture e opzionalità, nonché rispettare gli standard di affidabilità stabiliti per i metodi IRB nel rischio di credito
Le banche autorizzate all'uso dei modelli interni per il rischi di mercato hanno tempo fino a gennaio 2010 per adeguarsi a questo nuovo requisito.
Il Comitato sollecita l'invio di commenti entro il 15 febbario 2008.

Luca
Sat 13 Oct 2007, 10.59 - Stampa
Riprendo da questo comunicato
Un’unica grande cooperativa di garanzia al credito per le aziende del terziario veneto, in particolare delle province di Vicenza, Padova e Treviso. Si chiama Terfidi Veneto ed è nata ufficialmente il 10 ottobre dalla fusione dei tre confidi che fanno capo, rispettivamente, all’Associazione Commercianti, Turismo e Servizi della Provincia di Padova (Fidimpresa), all’Unascom di Treviso (Fidicomes) e alla Confcommercio di Vicenza (Garanfidi). Grazie a questo accorpamento, Terfidi, che manterrà proprie sedi operative nelle tre province venete, può contare oggi su 9.420 soci ed un patrimonio netto di 10 milioni e 858mila euro. Si tratta dunque di una delle più importanti realtà confidi della regione: i finanziamenti in essere superano infatti i 117 milioni di euro, mentre le garanzie arrivano a 53 milioni e 860mila euro. Con questa fusione si è dato vita ad una realtà in grado di servire un territorio che conta quasi 53mila imprese del commercio, 11.700 imprese del turismo e 30mila imprese dei servizi. Ma è chiaro che con questi numeri Terfidi si propone quale punto di riferimento per tutto il terziario veneto.

Il Veneto si conferma come habitat elettivo per le fusioni in ambito regionale tra confidi dello stesso settore.

Luca
Fri 12 Oct 2007, 10.18 - Stampa
ASCOB:NASCE LA "CONFIDI" DEL BINGO, SOLUZIONE AL PROBLEMA FIDEIUSSIONI
Un fondo comune, tra tutti i concessionari del bingo, per ovviare il problema delle fideiussioni. Questa la nuova proposta di Ascob per fare fronte alle difficoltà palesate dagli operatori nel rispettare le disposizioni di Aams per il rinnovo delle concessioni, messa a punto dal presidente Vincenzo La Ventura. Si tratta di una sorta di Confidi, riservata agli operatori della tombola elettronica", spiega La Ventura. "E' sufficiente che ogni imprenditore versi la cifra di 100mila euro e una banca, con la quale stiamo per siglare l'accordo, garantirà la cifra richiesta da Aams per la concessione", pari a circa 516mila euro. Il denaro depositato presso il fondo, viene intestato ad ogni singolo soggetto, il quale su quella cifra, matura degli interessi secondo un tasso concordato, con la possibilità di ritirare la cifra versata negli anni successivi. Con questa iniziativa Ascob si prefigge quindi di arginare il problema delle fideiussioni richieste da Aams, senza dover aspettare alcun intervento normativo.
ac - 11/10/2007 - 22:08

Luca
Thu 11 Oct 2007, 04.49 - Stampa
Guardate in questo grafico come si è mossa nel 2007 la struttura degli spread per rating delle nuove operazioni di collateralised loan obligation (titoli da cartolarizzazioni su pool di prestiti), in cui rientrano le SME-CLO, su prestiti alle PMI.


Fonte: DBRS.com e Bloomberg

In luglio il mercato è entrato in fibrillazione, in agosto si è bloccato, a metà settembre vediamo una struttura di credit spread ancora aperta come una fisarmonica rispetto a gennaio: 50 bps AAA, 75 bps AA, 175 bps A, 375 bps BBB (lo aveva segnalato Massimo Ceretto in risposta al mio primo blog sui subprime).
Penso che i progetti di cartolarizzazione dei prestiti alle PMI staranno lontani dal mercato finanziario per qualche mese, con questi prezzi. Le operazioni saranno di tipo tranched cover e rimarranno in casa tra banche, confidi e fondi di garanzia pubblici. Niente rating esterno, né SPV, né costi di arrangement, né strutture di tranching sofisticate. Un robusto first loss piece sottoscritto in ampia parte con fondi pubblici o dei confidi, e una tranche senior sui libri della banca (quello che si faceva già da diversi mesi). Si potrà tornare sul mercato del risk transfer con un prodotto, e un marchio, diversi: CDO e CLO sono diventate parole brutte per gli investitori. Parlavo ieri con un operatore, e mi diceva che serviranno due anni per smaltire l'intossicazione da subprime, con la quantità che c'è in giro di debito nato con loan to value superiore o uguale al 100% e tassi e rate ridotti nei primi anni. Su mutui del genere circola una massa enorme di RMBS e CDO subprime originate da poco, autentici default a orologeria.
Gentili visitatori, parliamone. Il dibattito pubblico su credito alle PMI, confidi, Basilea 2 va avanti come se in estate non fosse successo niente. I ragionamenti privati degli intermediari sono sicuramente più pensosi. Banche e confidi, raccontateci qualcosa, magari la situazione è più rosea di come ce la immaginiamo. In ogni caso, bisogna rimboccare le maniche, e muoversi.

Luca
Wed 10 Oct 2007, 05.28 - Stampa
Due episodi che mi hanno fatto pensare:
  • Chiara, la mia maggiore, ha preso la maturità classica all'ottimo Liceo Prati di Trento; metà della sua classe (quasi tutti i migliori elementi) si è iscritta alla pure ottima Facoltà di giurisprudenza di Trento;
  • a Bari,al convegno Fidindustria, ho conosciuto diversi bravissimi avvocati che partecipano attivamente alla vita dell'Associazione degli industriali, non soltanto come consulenti, ma pure nei CdA e nelle Commissioni.
Le professioni legali conservano un grande appeal per le persone di talento. Anche nelle facoltà di economia abbiamo ottimi studenti, ma certo sono di meno quelli che ci scelgono per motivi vocazionali.
La cultura giuridica applicata all'economia oggi ha un'importanza vitale, specialmente in Europa, dove la regolamentazione è dappertutto. Attualmente, uno studente di economia fa di norma tre corsi obbligatori: diritto privato (civile), pubblico (costituzionale) e commerciale. Chi sceglie i percorsi per la libera professione completa con tributario, fallimentare, industriale, amministrativo. Dal canto suo, uno studente di giurisprudenza fa un esame di economia (politica). Per motivi che non conosco, non segue di norma corsi di management. Si sono di recente sviluppate aree di intersezione, come l'analisi economica del diritto, legata alla new institutional economics.
Da laureati, tutti e due affrontano problemi sulla frontiera tra diritto ed economia, e spesso hanno bisogno delle competenze del campo opposto. Questo scambio avviene sotto forma di più o meno ricche consulenze tecniche e legali. E' un modo di affrontare i problemi molto costoso, in termini di soldi e di tempo, ma quando si producono, si interpretano e si applicano leggi e norme, il costo non è un problema (non solo in Italia). De minimis non curat praetor.
Non pretendo di indicare ai giuristi la via per capirne di più delle nostre materie, sebbene un piccolo corso di ragioneria o di organizzazione aiuterebbe a vedere il loro futuro lavoro di avvocati, magistrati, notai, dirigenti pubblici anche in termini di efficienza dei processi (non solo di bravura dei singoli e di compliance). Mi sono fatto, invece, un'idea del diritto che servirebbe ai "nostri" studenti. Prima di tutto una didattica diversa, basata non su corsi istituzionali, ma su problemi e casi. Un esame giuridico "costa" sempre qualche centinaio di pagine, nelle quali si percorre in maniera esauriente l'albero di un dato contesto normativo (la costituzione, o il codice civile, o il TUIR, ecc.). Vorrei programmi più selettivi, dove si passano le conoscenze essenziali aggregate per problemi: creare un'azienda, in che forma? Realizzare un'opera, per chi? Un soggetto privato? Un soggetto pubblico? Perché non spiegare fianco a fianco gli istituti del diritto civile e di quello amministrativo? Si capirebbero meglio tutti e due.
Mi rendo conto che una simile proposta sarebbe un vulnus alle tradizioni accademiche e professionali dei giuristi italiani. Ma è quello che serve. Vale la pena di lavorarci insieme.

Luca
Mon 8 Oct 2007, 16.59 - Stampa
Sap ha concluso l'acquisizione della californiana Business Objects, primo vendor al mondo nel settore della Business Intelligence con circa 44.000 mila clienti in portafoglio: ha pagato un prezzo in contanti di poco superiore a 4,8 miliardi di euro.Sap ha risposto alla rivale Oracle, protagonista lo scorso marzo della scalata (da 3,3 miliardi di dollari) a un altro nome nel campo delle soluzioni per l'analisi e il reporting dei dati, la Hyperion Solutions. Ecco la storia completa dal sito del Sole 24 ore.
L'acquisto della Business Objects cambia la strategia di Sap, che ha sempre privilegiato lo sviluppo interno di nuovi prodotti, e conferma la tendenza all'estrema concentrazione del mercato. Una contromossa nei confronti di Oracle che, rilevando Hyperion, andò a insidiare le migliaia di clienti Sap che usavano soluzioni di analisi finanziaria proprio della Hyperion.
Perché ci interessa questa notizia? La scorsa settimana il nostro Davide Panizzolo ha partecipato ad un incontro in Assosoftware per la nuova sperimentazione XBRL. Le società italiane di software ci stanno credendo, e investono (molto bene!). Il loro target di clientela non è fatto dagli utenti degli ERP leader di mercato offerti da SAP e Oracle. Anche la piccola e media impresa ha però bisogno di una piattaforma per l'analisi finanziaria, il consolidamento contabile e il reporting. Una gigantessa come SAP non è riuscita a sviluppare in casa una soluzione di business intelligence vincente, tant'è vero che si è risolta ad incorporare una società specializzata. Non so dire se questa acquisizione ridurrà il focus di Business Objects sulle PMI, certo che rimane un grande spazio, in Italia, per soluzioni rivolte all'analisi economico-finanziaria e al reporting destinate alla clientela tipo dei produttori italiani. Sulla base di XBRL potrebbe svilupparsi un'offerta di moduli di analisi che andrebbe a completare le funzionalità dei pacchetti gestionali.

Luca
Mon 8 Oct 2007, 15.41 - Stampa

Copertina

Va in stampa oggi il mio libro "I covenants nei contratti di debito. Esistenza, condizioni di efficacia e prezzo" per i tipi della Carocci.
Forse non tutti i lettori di questo blog sanno cosa siano i covenants. Senza consigliarvi caldamente la lettura del libro, a meno che la sera non abbiate problemi ad addormentarvi, vi riporto di seguito la quarta di copertina:
"I covenants sono particolari clausole inserite nei contratti di debito stipulati dalle imprese che, vincolando la gestione aziendale, danno la possibilità ai creditori di operare determinate azioni quando vengono violati. Il beneficio per l’impresa è un diminuzione del costo del debito, in quanto i covenants (1) risolvono il conflitto di interessi tra azionisti e obbligazionisti, (2) proteggono i creditori da eventi rischiosi e (3) riducono la perdita attesa dei finanziamenti bancari.
L’obiettivo di questo libro è inquadrare e analizzare in maniera organica tale strumento, proponendo nel contempo alcuni approfondimenti analitici, non ancora ben delineati nella letteratura di riferimento."

Flavio B
Mon 8 Oct 2007, 11.17 - Stampa
Maria Cecilia Guerra e Silvia Giannini indicano una potenziale criticità nelle recenti misure fiscali del Governo nell'articolo Famiglie e imprese nella Manovra finanziaria 2008:
I contribuenti che hanno un giro di affari inferiore a 30mila euro l’anno, non hanno fatto investimenti superiori ai 15mila euro nel triennio e non hanno dipendenti potranno assolvere ai loro obblighi tributari relativi all’Iva, all’Irap e all’Irpef, attraverso il pagamento di un’unica imposta del 20 per cento commisurata al reddito imponibile, definito come differenza fra il valore del giro di affari annuale e il valore dei costi sostenuti per l’impresa. Si tratta di una misura che riduce drasticamente la documentazione fiscale richiesta e che, essendo opzionale, non dovrebbe tradursi in un aggravio di imposta per il contribuente. Soltanto la lettura del testo della norma ne renderà possibile una valutazione compiuta. Sarà importante verificare: se essa corra il rischio di incentivare il contribuente a sottofatturare, per potere rientrare nel parametro dei 30mila euro; se non crei convenienze a trasformare lavoratori parasubordinati in finti autonomi con partita Iva, che possano quindi beneficiare della forfetizzazione con abbattimento dei costi contributivi; quali possano essere le conseguenze della forfetizzazione dell’Iva per la catena dell’Iva a debito e credito, e così via.
Anch'io non capisco l'Esecutivo che su un fronte persegue con intransigenza la stabilizzazione dei lavoratori parasubordinati (in particolare nel settore pubblico) e dall'altro offre una nuova via per forme di precariato travestibili come attività di impresa. Un co.co.pro o un co.co.co è un lavoratore e merita tutela, un microimprenditore del "terziario avanzato" che fattura meno di 30mila euro l'anno invece no. A meno che si limitino le attività esercitabili da queste microimprese. Restiamo allora in attesa dei dettagli della norma per fugare timori.
Il testo integrale dell'articolo è disponibile sul sito http://www.lavoce.info.

Luca
Thu 4 Oct 2007, 00.17 - Stampa
Non sono stato alla convention FedartFidi tenuta la scorsa settimana a Sampieri, ma ho trovato un ricco resoconto dei lavori sul blog condifisiciliani (due post) e sulla confeserfidi.tv (varie interviste video e una graziosa testimonianza).
Scicliwood aveva già offerto lo splendido scenario degli episodi del commissario Montalbano. Grazie all'inesauribile Bartolo Mililli, è ora diventata la mecca della comunicazione web sui confidi. A quando una fiction? Mi prenoto per un episodio.
Tornando a bomba alla convention, vi consiglio di andare a leggere (o ad ascoltare) le interessanti anticipazioni fornite da Claudio D'Auria e Antonio Lo Monaco (Banca d'Italia). Aspetto che le norme attuative della Legge 326/2003 siano pubblicate (entro ottobre?) per commentarle a dovere anche qui.

Luca
Mon 1 Oct 2007, 19.01 - Stampa
Ho ricevuto oggi da Bancaria editrice le prime bozze del libro che ho scritto con Marco Bee "I modelli di portafoglio per la gestione del rischio di credito". Una lunga gestazione (due anni), con ritardi dovuti ai tanti chilometri (non pianificati) fatti per seguire gli sviluppi del progetto smefin e le attività di cui parlo in aleablog. Nel frattempo si è completato l'iter di recepimento di Basilea 2, il che rende comunque tempestiva la pubblicazione. Siamo finalmente al traguardo. Per fare un po' di colore allego la figura che introduce l'argomento chiave del libro:

Esempio di grafico a barre della distribuzione delle perdite di un portafoglio crediti

Se volete un'anteprima dei contenuti, leggete questo articolo trailer che ho scritto per la rivista dell'ABI, "Bancaria". Conto che si riesca a pubblicare prima di Natale.

Luca