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Confidi e progetti di internazionalizzazione: perché no?

Sat 23 Apr 2005, 15.42

Mentre in Italia discutiamo dell’evoluzione del nostro sistema di garanzia collettiva, in molti paesi dell’Europa dell’est e dei Balcani, di recente o prossimo ingresso nell’Unione Europea, il sistema di finanziamento e garanzia delle PMI sta prendendo forma e cercando un proprio assetto. Cinquant’anni di economia pianificata hanno sostanzialmente cancellato, laddove esistevano, le tradizioni dell’associazionismo tra imprese, lasciando una tabula rasa su cui c’è da costruire tutto o quasi. Per attivare sollecitamente un sistema di garanzia sul credito alle PMI si è forzatamente scelto di privilegiare istituti e veicoli pubblici, piuttosto che schemi di garanzia mutualistica. Quello che manca nelle economie della nuova Europa è quindi la componente mutualistica, o associativa, ovvero la caratteristica saliente del sistema confidi – Italia. Nel ridisegno del nostro sistema abbiamo a disposizione un criterio per saggiare la validità del nuovo modello proposto: la sua esportabilità.
A livello internazionale, il movimento dei confidi italiani ha una buona visibilità. I nostri enti sono ben rappresentati nell’Associazione Europea di Mutua Garanzia. Fedart, la Federazione dei confidi artigiani, ha curato per conto dell’International Labour Office una guida alla costituzione di un confidi, basata sull’esperienza italiana. Sulla base di queste esperienze, significative e incoraggianti, si può compiere un ulteriore passo in avanti, e pensare direttamente al sistema di garanzia fidi del futuro in un’ottica di diffusione internazionale.
Nell’ambito dei distretti industriali, la collaborazione a livello produttivo e commerciale tra imprese è stata la chiave per competere nei mercati internazionali. Perché escludere che questo possa accadere anche nel campo dei servizi finanziari? Ad esempio, si potrebbe collegare allo sviluppo dei nuovi soggetti istituzionali di cui parliamo spesso, banche di garanzia e business office, un progetto gemello in un paese della nuova Europa, promosso e coordinato dall’Italia. Questa strada all’apparenza complica un progetto già di per sé ambizioso, ma in realtà potrebbe essere la strada vincente per attrarre risorse finanziarie e partire con lo spirito giusto: si avrebbe un motivo di interesse in più per le banche italiane, che hanno una presenza importante nei paesi dell’Est Europa; si otterrebbero finanziamenti dell’Unione Europea per le attività di ricerca e trasferimento di conoscenze; si porterebbero all’estero attività di sviluppo informatico a costi più vantaggiosi; si realizzerebbero sistemi e strumenti di formazione nativamente pensati per la distribuzione in lingue diverse; le soluzioni sarebbero utilizzabili da parte delle nostre “multinazionali tascabili” che hanno l’esigenza di coordinare finanziariamente le società collegate che operano in quei paesi; l’esperienza, con un’opportuna rete di partnership potrebbe crescere e diffondersi in altri paesi. Affrontando con un respiro internazionale le problematiche del nostro sistema di garanzia fidi si potrebbe infondere nuova linfa in un dibattito imbrigliato in una miriade di questioni idiosincratiche, che rischia di apparire provinciale agli occhi di un osservatore esterno e, alla lunga, diventare noioso. Per fare questo bisogna però allargare la prospettiva di studio dal solo sistema di garanzia fidi al complesso dell’infrastruttura finanziaria per le PMI, come personalmente auspico.

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