Pro e contro del cram down dei mutui USA

Sun 22 Feb 2009, 03:04 PM Stampa

Il blogger senza nome di Finem respice (mia recente scoperta) Ŕ molto critico sulla proposta di insigni giuristi USA volta a generalizzare il cram down nelle procedure esecutive contro i mutuatari insolventi. Il cram down Ŕ una transazione con la quale si impone una ristrutturazione del debito (con perdita secca per la banca) evitando l'escussione dei beni del debitore. Il procedimento non Ŕ vessatorio per il creditore se il giudice dimostra che in caso di liquidazione le perdite sarebbero state maggiori. L'istituto Ŕ stato recepito nel nostro concordato preventivo (vedi paper del rimpianto Flavio Aldrighetti, nel senso che non lavora pi¨ qui, di salute sta benissimo).
Secondo finem respice questo tipo di soluzione alla crisi si presta a pericolose manipolazioni populistiche e toglie alle banche l'unico punto di appoggio solido della valutazione del rischio di un mutuo (prestito che negli USA Ŕ di fatto non recourse, nel senso che la casa Ŕ tutto quello su cui la banca pu˛ rivalersi).
Anche Roubini in una recente video intervista giudica inattuabile il cram down, ma per motivi opposti: Ŕ una procedura giudiziaria farraginosa che pu˛ durare anni, per prevenire vendite coattive di massa serve una remissione del debito di massa. A conferma del motto secondo cui un debito pesante Ŕ un problema dell'obbligato, ma un debito esagerato Ŕ un problema della banca.

Luca

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